martedì 10 novembre 2015

Il Verismo+vita di Giovanni Verga

                                               Il Verismo
                                        


Negli ultimi trent'anni dell’Ottocento si sviluppò in Italia una nuova corrente letteraria: il Verismo (o Realismo) che sarebbe il corrispettivo Naturalismo francese. Mentre in Francia il naturalismo si sviluppa in una società industrializzata e in un contesto cittadino, il verismo ha a che fare con gravi problemi economici e sociali irrisolti dal Risorgimento e soprattutto aveva reso evidente il profondo divario esistente tra le regioni settentrionali e quelle meridionali. In Italia la Rivoluzione Industriale era solo all'inizio e la classe dirigente sembrava aver messo da parte i grandi ideali risorgimentali per difendere i propri privilegi e il potere. In altre parole, mentre i naturalisti francesi rappresentano soprattutto la vita del proletariato urbano, i veristi concentrano la loro attenzione sulle condizioni di miseria e di sfruttamento nelle quali viveva un sottoproletariato fatto di contadini e di pescatori.
Mentre gli scrittori naturalisti manifestano una certa fiducia nel progresso, l’ideologia dei veristi è molto più pessimistica. Gli esponenti maggiori del Naturalismo erano Guy de Maupassant ed Emile Zola, il quale affermava che il Naturalismo era un “Ritorno alla natura” cioè alla realtà e nei suoi scritti contradisse le sue teorie immettendo nelle sue pagine la sua grande passione di uomo e di narratore.
I principi fondamentali del Naturalismo sono:
- L’opera letteraria doveva riprodurre un’esperienza vissuta;
- lo scrittore doveva tener conto delle leggi scientifiche che         regolavano la vita e la società;                                  - la pagina doveva essere scritta come un documento oggettivo.
I principi generati dal Verismo sono simili a quelli del Naturalismo ma il poeta Luigi Capuana fissò lo stesso dei principi del Verismo tra cui:
- Rifiuto della falsa retorica sentimentale e ideale del tardo Romanticismo;
- l’opera letteraria viene ad assumere un aspetto oggettivo cioè quasi fotografico della realtà umana e sociale;
- narrazione impersonale dei fatti cioè (l’autore doveva rimanere estraneo alla vicenda);
- utilizzo di un linguaggio semplice e diretto. I maggiori rappresentanti del Verismo furono: Giovanni Verga, Luigi Capuana,
Grazia Deledda e Matilde Serao.
In Italia però il poeta di maggior rilievo fu Giosuè Carducci.










                                                                                                                     (Giosuè Carducci)
                                   


                                   La vita di
Giovanni Verga



Uno dei poeti più importanti del Verismo è Giovanni Verga: Nato a Catania il 02 Settembre 1840 dal padre Giovan Battista Verga Catalano, discendente dal ramo cadetto di una famiglia nobile, è proprietario terriero.
La madre Caterina Di Mauro, appartiene invece a una famiglia della borghesia catanese. Seguì gli studi nella sua città, dove s’iscrisse alla Facoltà di Legge, ma non li concluse avendo deciso di dedicarsi all'attività letteraria. Nel 1865 si trasferì a Firenze, allora capitale del Nuovo Regno d’Italia, dove venne in contatto con Luigi Capuana, il maggior teorico del Verismo e pubblicò: Una Peccatrice (1866) e Storia di una Capinera (1871). Nel 1872 si trasferì a Milano, dove pubblicò altri romanzi tra cui: Eva (1873), Nedda (1874) e Tigre Reale (1875).
Verga a Milano aderì sempre di più al Verismo e nel 1881 pubblicò i Malavoglia che non ebbero successo perché il Fogazzaro pubblicò i Malombra. Verga nonostante l’insuccesso continuò a pubblicare: Novelle Rusticane (1883) a cui appartiene la novella “La Roba”, infine nel 1889 pubblicò Mastro Don Gesualdo.
Nel 1893 ritornò a Catania, dove decise di vivere in isolamento fino alla morte avvenuta nel 1922. Verga nelle sue opere rappresenta la realtà sociale della Sicilia. I protagonisti delle sue opere sono gli umili, gli oppressi e i vinti. Il mondo verghiano è quindi animato dal più cupo pessimismo.
Ma la vera grande importanza dell’opera verghiana consiste nel linguaggio e nello stile dove il poeta racconta le vicende di questa povera gente in modo impersonale cioè senza lasciarsi coinvolgere con commenti personali.
La Novella è una breve narrazione in prosa di un evento vero o immaginario.
Questo genere di narrazione era molto diffuso nel Medioevo e nel Rinascimento, entra in crisi nel Seicento e nel Settecento ma nell'Ottocento ha una vera e propria rinascita. Tra tutte le sue opere parliamo della Novella: “La Roba” che fa parte delle Novelle Rusticane e venne pubblicata nel 1883.
Il protagonista è Mazzarò un umile bracciante sfruttato e maltrattato che diventa padrone di terre immense. Mazzarò a vederlo sembrava un omiciattolo ma con una testa brillante e grazie ad una vita di privazioni e di durissimo lavoro riesce a riscattarsi dalla miseria. Ma la roba che lui accumulava con sacrificio non gli procurava gioia ma anzi diventava un’ossessione.
Solo, oppresso dalla ricchezza e privo dall’affetto dei familiari, quando si sta per avvicinare la morte ha un attacco di follia perché si sente vinto dalla sua stessa “roba”. La novella si chiude così, Mazzarò, dunque risulta un vinto come tutti i personaggi di Verga.                 

Nessun commento:

Posta un commento